09/2000 – I CANTASTORIE

Questo articolo è stato da me scritto per il numero di Settembre 2000 del mensile Casentino 2000

Nelle corti dei signori medioevali, solevano vivere dei personaggi assoldati dal signore del castello il cui unico scopo della vita era quella di allietare le serate di corte con canzoni e motti inneggianti alla grandezza e magnificenza del proprio signore. Essi girovagavano pure per le terre e le corti lontane, per propagandare il buon nome e la gloria del proprio castello. Tale tradizione, sia pur mitigata, è giunta fino ai nostri giorni sfruttando tutte le forme di informazione, dalla più antica alla più moderna. Chiunque abbia lo spirito e la bontà d’animo di dare un’occhiata alla stampa locale, spesso si imbatte in articoli che emergono dalla massa degli altri scritti per la loro involontaria ironia al limite del grottesco. Sembrano infatti le canzoni dei cantori medievali adattate per l’occasione e per il signore di turno. I novelli cantori, spaziano nelle loro scorribande letterarie dallo sport alla politica, dallo spettacolo al costume, alla cronaca nera. Un filo comune lega tutta la loro produzione: l’assoluta e cieca devozione al loro paese. I cantori, sono armati di carta, penna, e sacchettino delle lodi: in un sacchettino infatti hanno racchiuso tutti i migliori aggettivi che hanno ritagliato dal vocabolario, e li estraggono uno ad uno durante la stesura del loro testo. In ordine alfabetico: atteso, astuto, bravo, bellissimo, corretto, doveroso, entusiasmante, illuminato, indimenticabile, intelligente, notevole, splendido, straordinario, sublime, unico e via dicendo. La loro principale caratteristica è quella di non perdersi mai d’animo e di far tornare tutti i conti a favore del proprio pensare. Nei loro dieci centimetri quadrati alla settimana di gloria , l’esibizione di un coro bulgaro in piazza verrebbe definita “momento entusiasmante di apertura fraterna verso un popolo meraviglioso di tradizioni straordinarie, teso al nobile scopo di un una auspicabile unione culturale mondiale … “ (e a questo punto arrivano gli infermieri che lo portano via…). L’asfaltatura di una strada non potrà essere altro che magnificata a mezzo stampa annunciando che “il Comune, per venire incontro alle esigenze dei cittadini ha provveduto, non senza un notevole sforzo logistico, al ripristino del manto stradale ahimè danneggiato, onde evitare alla cittadinanza disagio. Un grazie sentito dai cittadini va alla capace amministrazione comunale ed al sindaco in testa, che con non comune intelligenza ha saputo raccogliere le richieste di intervento e provvedere a più presto.”

L’acquisto di una mezza calzetta di giocatorucolo dal campionato arci del Molise, verrebbe cantata come “l’atto della riscossa, il punto cardine dell’attacco della nuova squadra che con rinnovato spirito ed orgoglio tenterà di scalare le vette del campionato, guidata dal magnifico allenatore e dal presidentissimo tifosissimo appassionato straordinario e munifico al quale vanno i nostri omaggi doverosi e riverenti”. Ricordo che qualche giorno fa, l’espressione “Straordinario evento musicale” fu usato per chiosare l’esibizione ad una sagra paesana di nientepopodimeno che Don Backy! Se chiamavano Nico Fidenco, venivano i torpedoni da tutta Europa, immagino!

In una cronaca recente, commentando la partecipazione di Carmen Di Pietro alla rievocazione della “Mea” a Bibbiena, sono state usate le parole “Bellezza e classe” per lodare la esibizione della Vedova Paretnostro. Ora, che la prorompenza fisica (dovuta più al chirurgo plastico che a madre natura) sia stata scambiata per bellezza passi, specialmente nelle persone più anziane. Ma che un canotto gonfiato abbia classe, questo me lo devono spiegare. Inutile dire che l’articolo in questione ha provocato più risate in casentino di uno spettacolo di Benigni. L’esibizione sempre a Bibbiena di “Tony Corallo” (si proprio lui, quello della “Lauretta vieni in Lambretta…”) è stato definito “atteso spettacolo”. Atteso probabilmente solo dagli infermieri della Croce Verde.

Sono sicuro che se malauguratamente accadesse qualche catastrofe naturale, tali cantastorie troverebbero anche in quella occasione lo spunto per la lode: la distruzione di un paese da parte di un meteorite verrebbe salutata probabilmente come la realizzazione un nuovo parcheggio, una inondazione verrebbe interpretata come il completamento dell’allacciamento all’acquedotto di tutte le utenze (in pratica: acqua in tutte le case…), una epidemia medioevale di peste sarebbe lo spunto per la creazione di migliaia di nuovi posti di lavoro…

La lode è un’arte, va ben oltre la letteratura… queste espressioni sono l’equivalente letterario degli svolazzi del barocco, solo che il barocco era pesante artisticamente, questi articoli sono pesi e basta.


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