Considero la Musica come un enorme mare. Ventre e culla di ogni forma di vita senziente, ispirazione e nutrimento per chi sa riconoscere la Bellezza. Mondi chiusi ma molto simili, popolati di creature che ne determinano profondità e valore.

Nel fondo del mare, in acque limacciose ed oscure, vivono le creature più belle. Splendide trilobiti che si credevano estinte vivono sui fondali, accanto ad esseri che in pochi conoscono, meravigliosi coralli, splendidi pesci variopinti ed eleganti, capaci di incantare i pochi che li sono andati a cercare, nuotando tra relitti e resti di costruzioni di ancestrali civiltà. L’occhio attento, potrà scorgere delle meravigliose Sirene danzare.

dolphin-blue-underwater-lovely-31000Salendo verso la superficie, si incontrano esseri ancora graziosi, talvolta possenti, dai colori meno brillanti. Pesci che si sono  “evoluti” ed hanno lasciato i fondali, ma restii ad affrontare le affollate superfici del mare. Li intravedono anche i naviganti, nei mari con acque poco profonde.
Sono esseri che hanno dimenticato i suoni e le acque limpide dei fondali, e si muovono in pesanti gruppi.

Man mano che ci si allontana dai fondali rassicuranti, le creature che popolano questo mondo si fanno sempre più grossolane. L’intelligenza e l’istinto lasciano il posto alla sopravvivenza. Esseri sempre più sgraziati si impongono a colpi di coda. Giganteschi balenotteri, residui mai evoluti da troppe ere, fagocitano tutto ciò che gli si muove accanto. Sono questi gli esseri venerati dagli umani: non per la loro intelligenza o per la loro bellezza. Solo per il timore dovuto al loro volume e alla loro vetustà.

Un metro sotto la superficie, vivono esseri talmente piccoli, numerosi ed insignificanti da essere solo conosciuti per nome, “plancton”. E molti pesci inutili che si nutrono di esso.
Ma vivono felici, perché vedono la luce del sole, pensando di essere i prescelti per una vita eterna. Finchè non finiscono per essere catturati dalle reti degli umani per finire sul mercato.

Poi, nel mare come nella Musica, c’è la superficie.
Quella distesa piatta e monocolore che fa sognare gli esseri umani. Quella che tutti osservano, fotografano, amano.
Quella composta del nulla più vuoto, di immondizia, di pesci morti.
E troppi stronzi che galleggiano.

Questa è la triste storia di una piccola oca insignificante, o in toscano: “nana”. Una di quelle sciacquettine alte un cazzo e una buca, occhialuta, con l’aria da bidella zitella acida insoddisfatta, ma si sente ugualmente fica, per quel ridicolo tacco 12 e lo stipendio da manager. Questa nanaccia infame era solita tenere un libriccino nel quale raccoglieva date, dettagli, numeri e testimonianze circa le azioni dei colleghi di lavoro. char_54042Come una spia della STASI, annotava tutto febbrilmente, e con la stessa solerzia riportava tutto ai superiori, spesso farcendo la realtà o aggirandola per far passare come inetti i colleghi. Era arrivata a chiedere l’amicizia sui social network alle persone che collaboravano con lei usando l’account del marito, in modo da poter controllare le ore e le date dei post di queste persone e fare gli screenshot accusatori da presentare trionfalmente alla direzione. Era talmente bieca che mandava degli amici a fare domande a trabocchetto ai colleghi, per poi fare dei dossier incriminatori. Con questo sistema aveva creato attorno a se una aurea di intoccabilità: era il cagnolino del padrone, tutti la temevano. Chi aveva la sventura di non esserle simpatico, faceva una brutta fine. Nell’arco di appena 4 anni, è stata la diretta/indiretta causa del licenziamento (o della “costrizione a licenziarsi”) di una decina di persone. Ma il mondo gira.

Non sappiamo cosa faccia adesso. Sappiamo solo che per qualche motivo, è stata sbattuta fuori. Non sappiamo se sia stata costretta a licenziarsi, subendo le angherie di cui è stata portatrice per un decennio, o se in tanti anni di potere ha combinato qualcosa di grosso. A noi piace pensare che qualche fax, qualche email, qualche raccomandata spedita da anonimi benefattori dell’umanità sia arrivata dove doveva, e che qualche pentola si sia scoperchiata.
Di lei rimane solo un vago ricordo, che torna alla mente quando, aprendo i giornali si legge “Negozio leader nel settore cerca commesso/a”.
Addio, nana di merda. E buona fortuna.

Sono fermamente convinto della esistenza di una associazione segreta di madri col passeggino. Non mi spiego, altrimenti come possano esistere degli sciami di donne carrozzinate che si muovono in branco, all’unisono, come una orda di Lanzichenecchi che si abbatte sulle strade. Perché le donne col passeggino non si muovono da sole. Evidentemente si telefonano, si danno appuntamento tutte assieme (mai meno di 7 o 8) e poi si muovono. Cominciano a colonizzare il marciapiede. Non in fila indiana, ma affiancate in 2 o 3 (gli altri pedoni? E chi se ne frega: “io ho un bambino!“, che è il loro grido di battaglia). Ovviamente, essendo donne, si fermano ad ogni negozio. Il branco fa sosta davanti alla vetrina, o meglio, vista la mole del gruppo, sostano davanti alle otto vetrine del negozio, alla sua entrata e davanti ai negozi adiacenti, paralizzando una decina di attività commerciali. Il bello viene quando il branco decide di entrare in un negozio (quindi SEMPRE). Entrano ovviamente tutte assieme, e siccome 38 passeggini non c’entrano in un negozio, le altre aspettano sulla porta parlando di Uomini e Donne e mostrandosi a vicenda l’ultimo acquisto di Hello Kitty. A metà shopping, ovviamente c’è la pausa caffè. E vai, tutte dentro al Bar, rovesciando tavolini (“ma io ho un bambino!”), colonizzando il bancone, schiacciando gli avventori contro le vetrate.

Quando si spostano per le strade succede il finimondo. Si ha l’effetto del gregge che attraversa l’autostrada. La mamma carrozzinata attraversa la strada dove vuole (“ma io ho un bambino!”), incurante delle strisce, dei semafori e del buonsenso. Le auto inchiodano, si tamponano, il traffico si blocca nella città, nel comune e in alcuni casi nella intera provincia. L’ingorgo si fa tale che per ripristinare la mobilità, viene chiamata la protezione civile che interviene con gli elicotteri per portare i viveri ai malcapitati automobilisti.

Quando le incontri nei supermercati è la fine. Già dal parcheggio ti rendi conto che qualcosa non va. Ci sono troppe persone che aspettano di entrare e guardano atterriti le entrate. Questo significa solo una cosa: che le mamme passegginate hanno preso il controllo dell’intera Ipercoop! tre per corsia, l’una accanto all’altra nei corridoi, venti in ogni bagno, incastrate nelle scale mobili… Come un immenso BLOB, sono riuscite in pochi minuti a far evacuare 180.000 metri quadri di superficie, neanche i Pompieri riescono a fare tanto.

La sera, quando rientrano a casa e col marito guardano il telegiornale (“Traffico ancora bloccato da Frosinone a Rovigo”, “ancora si contano i danni nel centro commerciale cittadino, invaso quest’oggi”), placidamente confessano. “Sai, oggi sono uscita con qualche amica”.

Succede all’improvviso che ti arrivi una telefonata, e che stai al telefono 5 ore senza che ti accorga del tempo che scorre. Senti la sua voce per la prima volta, e ti sembra da subito piacevole nonostante tu odi stare al telefono e consideri dei rompicoglioni quelli che ti chiamano invece di mandarti un messaggio. Succede all’improvviso che la persona dall’altra parte ti faccia ricordare che sei stato capace di ridere, una volta. E che la tua risata si sdoppi con la sua, e che gli occhi lucidi che hai quella sera, dopo anni, siano per le risate.

Succede all’improvviso, anche se sei convinto di essere immune. Succede che anche gli avvenimenti si coalizzano per far si che le due voci si debbano incontrare. Succede che dopo i primi secondi di euforia, tutto diventi naturale, come se le due persone si siano ritrovate dopo un breve viaggio, non dopo una vita di attesa. Succede all’improvviso che non hai più né la voglia né la necessità di stare da solo, e che pronunciare il suo nome ti faccia star bene. Succede che la mattina ti svegli e vedi nel bagno il suo spazzolino, e ti viene un sorriso di orgoglio. E succede che pensi a lei anche quando dormi.

Succede che tutto il tuo mondo sembra fatto appositamente per lei e te assieme. E che non ci sia bisogno di domandare o di adattarsi, perché tutto tra di voi è naturale. Succede che ti rendi conto che la distanza in fondo è solo una condizione ma non un ostacolo, e pensi ingenuamente che le autostrade e le ferrovie siano state messe li apposta per agevolare i vostri incontri.

Succede che per la prima volta in vita tua, ti senta parte di un organismo che ha una forma, una dinamica ed un equilibrio perfetto. Qualcuno lo chiama amore. Ma non provi amore per l’aria nei tuoi polmoni, o per il sangue che ti scorre nelle vene. Tutte queste cose, semplicemente ti mantengono in vita.

Succede all’improvviso, alle persone predestinate o fortunate.

A me è successo. Quando meno me lo aspettavo.

“Questo Monti non ci fa campare. Ci toglie il pane di bocca. Come si farà ad andare avanti non lo so”, disse l’italiano parlando nel suo iPhone 4s, riponendo il suo iPad2 nella apposita cover di pelle di coccodrillo di Gucci e scendendo dalla Mini Cooper full optional, poggiando a terra la scarpa di Prada e lasciando intravedere il calzino multicolor di Gaultier perfettamente abbinato al pantalone di Cavalli, al maglioncino Fred Perry e alla camicia di Valentino, alla giacca di Corneliani e agli occhiali D&G, controllando l’ora sul Rolex, prima di dirigersi al Lounge Bar in centro per fare l’Happy Hour.

Cerchiamo di dimostrare una volta per tutte che Babbo Natale non esiste. Vediamo una per una le incongruenze sulla sua figura.

LE RENNE VOLANTI

Iniziando dal mezzo di trasporto, nessuna specie conosciuta di renna può volare. Ci sono però 300.000 specie di organismi viventi animali ancora da classificare; anche se la maggioranza di questi organismi è rappresentata da insetti e germi, questo non esclude completamente l’esistenza di renne volanti conosciute solamente da Babbo Natale.

CARICO DI LAVORO E VELOCITA’ RELATIVA

Ci sono due miliardi di bambini al mondo. Dato però che Babbo Natale non sembra trattare – a parere di alcuni – con bambini musulmani, indù, buddisti, ed ebrei, il carico di lavoro effettivo si riduce al 15% del totale, cioè circa 300 milioni. Con una media di 3,5 bambini per famiglia, si ha un totale di 85,7 milioni di locazioni – presumendo che ci sia almeno un bambino buono per famiglia.
Babbo Natale ha 31 ore lavorative, grazie ai fusi orari e alla rotazione della Terra, assumendo che sia abbastanza scaltro da viaggiare da Est verso Ovest. Questo porta a un calcolo di 822,6 visite per secondo, il che significa che, per ogni famiglia cristiana con almeno un bambino buono, Babbo Natale ha circa 1,3 millesimi di secondo per:

  • Trovare parcheggio (vabbè, questo è semplice: può parcheggiare sul tetto della casa e non ha pertanto problemi di divieti di sosta);
  • Saltare giù dalla slitta;
  • Scendere dal camino;
  • Sistemare i doni sotto l’albero di Natale;
  • Mangiare ciò che i bambini mettono a sua disposizione (o almeno portarselo via: d’altra parte, è pur vero che non sembra in gran forma fisica, quindi probabilmente si ferma anche a mangiare);
  • Risalire dal camino;
  • Saltare sulla slitta;
  • Decollare per la successiva destinazione;
  • Raggiungere la successiva destinazione.

Assumendo che le abitazioni siano distribuite uniformemente su una superficie quadrata pari al 5% delle terre emerse (questo per tener conto della distribuzione non uniforme dei bambini buoni), abbiamo una distanza media di circa 300 metri e un percorso totale di quasi 30 milioni di Km. Questo implica che la slitta di Babbo Natale viaggia a circa 270 Km/s, a quasi 800 volte la velocità del suono. Per comparazione, la sonda spaziale Ulisse (l’oggetto più veloce creato finora dall’uomo) viaggia appena a 43,84 Km/sec, e una renna media – non volante – a circa 0,0083 Km/s (30 km/h).

MASSA DEI REGALI

Il carico della slitta aggiunge un altro interessante elemento: assumendo che ogni bambino riceva una scatola media di Lego (del peso di circa 1 Kg), la slitta porta circa 85.700 tonnellate, escludendo Babbo Natale (notoriamente sovrappeso, ma la cui massa può essere trascurata nel nostro calcolo). Sulla Terra, una renna può esercitare una forza di trazione di circa 150 Kg. Anche assumendo che una “renna volante” possa trainare 10 volte tanto, non è possibile muovere quella slitta con 8 o 9 renne: ne serviranno circa 57.000. Questo porta il peso complessivo, contando anche la slitta, sopra le 97.000 tonnellate. Per avere un confronto, il transatlantico Queen Elizabeth II ha una stazza di 71.500 tonnellate. Sicuramente, quasi 100.000 tonnellate che viaggiano alla velocità di 270 Km/s generano un’enorme resistenza (oltre che un’immensa onda d’urto in grado di risucchiare verso sé alberi, edifici e bambini cattivi). Questa resistenza riscalderà le renne allo stesso modo di un’astronave che rientra nell’atmosfera. Il paio di renne di testa assorbirà 2,7 quintilioni di Joule per secondo. In breve si vaporizzerà quasi istantaneamente, esponendo il secondo paio di renne e creando assordanti onde d’urto (bang) soniche. L’intero team verrebbe vaporizzato entro 3,5 centesimi di secondo: essendo però quello un tempo superiore a quello medio di volo, e immaginando comunque che renne e Babbo Natale possiedano tute anti-G, possiamo supporre che la completa distruzione avverrà dopo un certo numero di visite.

CONCLUSIONE

Babbo Natale forse c’era, ma ora è sicuramente morto.

[Da Internet]

E’ il grido di battaglia dell’italiano (con la “i” minuscola) medio. La panacea universale, la giustificazione per qualsiasi cosa egli non riesca a capire (cioè quasi tutto). Con “e io che ne so” l’italiota sigilla ogni discussione, giustifica ogni scempio, conferma di occupare infruttuosamente dello spazio sul globo terrestre e rubare indebitamente ossigeno prezioso a ben più nobili creature, tipo il Pachycereus Pringlei (cactus del deserto).

“E io che ne so?”, dirà infatti l’italiota al vigile che gli fa notare che stava procedendo contromano e che ha appena parcheggiato sulle strisce davanti al portone del Pronto Soccorso

Quando gli fai notare che non è elegante ficcare il dito in tutte le paste presenti sul bancone del bar per sceglierne una, egli ti guarderà ed esclamerà: “E io che ne so?”

“E io che ne so?” risponderà l’ignaro nostro concittadino quando le 74 persone in coda alle poste gli fanno “gentilmente” notare che deve prendere il numerino e fare la coda come gli altri.

E risponderà “E io che ne so?” al meccanico al quale ha portato l’automobile quando gli farà notare che invece della benzina nel serbatoio ci ha messo il gasolio (perché costa meno).

“E io che ne so?” risponderà perplesso all’addetto del call center del proprio operatore telefonico che gli spiegherà che non può effettuare chiamate perché ha finito il credito.

“E io che ne so?” risponderà l’italiota agli automobilisti in coda che smadonnano, quando all’uscita dell’autostrada si sarà infilato nel casello col pagamento tramite Bancomat e lui il Bancomat non sa neanche cosa sia.

Quando chiederai ad un italiota il proprio numero di telefono, ti risponderà “E io che ne so”, aggiungendo (la volpe!) “io non mi chiamo mai”.

“E io che ne so?”, risponderà quando gli fai notare che sta spingendo quella porta da 3 minuti, quando nel cartello c’è scritto “tirare”.

Quando chiedi di firmare qui, esattamente dove c’è scritto “Firma”, l’italiota ti chiederà: “qui?” dall’altra parte del foglio, aggiungendo “E io che ne so?”.

“E io che ne so?” dirà l’italiota all’operaio dell’acqua che è venuto a staccargli il contatore perché non ha pagato in tempo la bolletta.

Quando riporterà l’oggetto appena comprato al negozio perché “non funziona”, e il commesso gli spiega che andava attaccato alla corrente, l’italiota risponderà: “E io che ne so?”

“E io che ne so?” sarà l’unica risposta che potrà dare un nostro concittadino alla domanda “perché non hai dato da mangiare al cane per 15 giorni mentre ero in vacanza”?

Quando la guardia giurata alle 3 di notte ferma un italiota che sta bussando alla porta di un negozio, sbirciando dentro, cercando di scardinare la saracinesca, e gli chiederà “non le viene il dubbio che sia chiuso?”, egli placidamente risponderà: “E io che ne so?”

“E io che ne so?” risponderà il coglione che con la bicicletta passa col rosso all’incrocio rischiando di finire sotto al 37 barrato, alle rimostranze dell’autista del bus stesso.

Quando tra qualche settimana la TV dell’italiota non funzionerà più a causa del passaggio al digitale terrestre, e chiamerà il tecnico il quale gli spiegherà che sono due anni che si parla del passaggio al digitale, egli esclamerà: “E io che ne so?”

Quando il nostro concittadino sullo scaffale del supermercato vede un TV 50 pollici a LED con su scritto: “999€ oppure 10 rate da 99,9€”, l’italiota ovviamente comprende che quel TV costi solo 99,9 € e alla spiegazione del commesso esterrefatto si giustificherà col solito “E io che ne so?”.

“E io che ne so?”, dirà candido il genitore quando va a prendere la figlia 14enne fuori dal pub e la trova completamente ubriaca e vomitante, e nonostante questo la accompagna in discoteca.

Quando si fa presente all’italiota che non è il caso di lasciare il cellulare nuovo sopra al bancone del bar, egli ti risponderà “E io che ne so?”.

“E io che ne so?” risponderà al commesso del negozio di calzature l’italiota che pretende di acquistare l’AIFONCINQUE.

“E io che ne so?” risponderà l’italiota che non capisce che se vuol vedere il canale 1 in TV deve premere il tasto 1 nel telecomando, per il 2 premere il tasto 2 e così via.

“E io che ne so?” risponderà l’italiota al cassiere che gli fa notare che la tessera dell’ Agip non è un bancomat.

Soprattutto: alle prossime elezioni, quando l’italiota darà il voto per l’ennesima volta ai soliti mafiosi, camorristi, piduisti, papponi, troie, corrotti, corruttori, fascisti, xenofobi, ladri, stupratori di minorenni che gli hanno portato via ogni bene ed ogni diritto conquistato e pure la dignità, al disprezzo delle persone normali risponderanno: “E io che ne so?”

Pubblico questa lettera che circola su internet da un po. Non è farina del mio sacco (e mi dispiace!), ma merita di essere tramandata. E’ scritta sotto forma di lettera che un fervente cattolico scrive al sacerdote che ha affermato che l’ “OMOSESSUALITA’ E’ UN ABOMINIO NON PUO’ ESSERE TOLLERATO IN NESSUN CASO, perchè a dirlo è la BIBBIA (Levetico, 18,22)”.

“Caro sacerdote, le scrivo per ringraziarla del suo lavoro educativo sulle leggi del Signore. Ho imparato davvero molto dal suo programma, e ho cercato di condividere tale conoscenza con più persone possibile. Adesso, quando qualcuno tenta di difendere lo stile di vita omosessuale, gli ricordo semplicemente che nel Levitico 18:22 si afferma che ciò è un abominio. Fine della discussione. Però, avrei bisogno di alcun consigli da lei, a riguardo di altre leggi specifiche e come applicarle.

– Vorrei vendere mia figlia come schiava, come prevede Esodo 21:7. Quale pensa sarebbe un buon prezzo di vendita?
– Quando do fuoco ad un toro sull’altare sacrificale, so dalle scritture che ciò produce un piacevole profumo per il Signore (Levitico 1.9). Il problema è con i miei vicini. Quei blasfemi sostengono che l’ odore non è piacevole per loro. Devo forse percuoterli?
– So che posso avere contatti con una donna quando non ha le mestruazioni (Levitico 15:19-24). Il problema è: come faccio a chiederle se ce le ha oppure no? Molte donne s’offendono.
– Levitico 25:44 afferma che potrei possedere degli schiavi, sia maschi che femmine, a patto che essi siano acquistati in nazioni straniere. Un mio amico afferma che questo si può fare con i filippini, ma non con i francesi. Può farmi capire meglio? Perché non posso possedere schiavi francesi?
– Un mio vicino insiste per lavorare di sabato. Esodo 35:2 dice chiaramente che dovrebbe essere messo a morte. Sono moralmente obbligato ad ucciderlo personalmente?
– Un mio amico ha la sensazione che anche se mangiare crostacei è un abominio (Levitico 11:10), lo è meno dell’omosessualità. Non sono d’accordo. Può illuminarci sulla questione?
– Levitico 21:20 afferma che non posso avvicinarmi all’ altare di Dio se ho difetti di vista. Devo effettivamente ammettere che uso occhiali per leggere … La mia vista deve per forza essere 10 decimi o c’è qualche scappatoia alla questione?
– Molti dei miei amici maschi usano rasarsi i capelli, compresi quelli vicino alle tempie, anche se questo è espressamente vietato dalla Bibbia (Levitico 19:27). In che modo devono esser messi a morte?
– In Levitico 11:6-8 viene detto che toccare la pelle di maiale morto rende impuri. Per giocare a pallone debbo quindi indossare dei guanti?
– Mio zio possiede una fattoria. E’ andato contro Levitico 19:19, poiché ha piantato due diversi tipi di ortaggi nello stesso campo; anche sua moglie ha violato lo stesso passo, perché usa indossare vesti di due tipi diversi di tessuto (cotone/acrilico). Non solo: mio zio bestemmia a tutto andare. È proprio necessario che mi prenda la briga di radunare tutti gli abitanti della città per lapidarli come prescrivono le scritture? Non potrei, più semplicemente, dargli fuoco mentre dormono, come simpaticamente consiglia Levitico 20:14 per le persone che giacciono con consanguinei?

So che Lei ha studiato approfonditamente questi argomenti, per cui sono sicuro che potrà rispondermi a queste semplici domande. Nell’occasione, la ringrazio ancora per ricordare a tutti noi che i comandamenti sono eterni e immutabili.

Sempre suo ammiratore devoto.”

Invece di far ricadere come sempre il peso del risanamento del paese sulle spalle dei soliti coglioni dei lavoratori con i soliti aumenti dell’IVA, ticket sulla sanità, tagli alle pensioni, io che sono il solito estremista vorrei proporre una tassa che ci permetterebbe di risanare in brevissimo tempo i conti dello stato, econtemporaneamente permetterebbe agli Italiani (quelli non-idiotizzati dalla TV) di vivere in maniera più dignitosa. Quante volte ci troviamo davanti il solito coglione che sbandiera la propria idiozia sotto forma di oggetti, azioni, discorsi senza alcun senso? E visto che non è quasi possibile arrestare la tendenza alla “deficientizzazione” del nostro paese, almeno sfruttiamo questi tizi per incassare soldi.

Quando siete in un locale pubblico e vedete il solito ebete che tira fuori il proprio iPhone e lo sventola ai quattro venti per far vedere quanto lui sia intelligente e ricco per permettersi un telefono da 700/800 euro (salvo poi usarlo solo per rispondere alle chiamate perché non hanno la minima idea di dove si tiri fuori la tastiera), pensate che soddisfazione sapere che per avere quello status symbol, oltre al prezzo del telefono ha dovuto pagare una “iPhoneTax”, sovrattassa di 1500 euro. Tanto il coglione lo acquisterebbe lo stesso, ma almeno le casse dello stato si rimpinguano.

Volte mettere la soddisfazione di sapere che quel cialtrone che abita nel centro storico della vostra città, quel SUV (una volta si chiamavano “Gipponi”) l’ha pagato 80.000 euro più una sovratassa di 50.000 euro? Beh, se ha la necessità di avere sotto al culo una petroliera su quattro ruote, la tassa non sarà un ostacolo.

Qui diventerò impopolare: se vuoi farti del male inalando del tabacco bruciato, puoi farlo tranquillamente ma ogni pacchetto di sigarette dovrà costare 50 euro. La differenza tra il costo del pacchetto e i 50€ vanno a finanziare la sanità pubblica. Stesso dicasi per le droghe: liberalizzazione delle sostanze stupefacenti, almeno lo stato incamererà gli introiti del commerco di queste sostanze invece di lasciarli alle organizzazioni criminali. Naturalmente i tabagisti, come i tossicodipendenti, non avranno il diritto alla sanità pubblica (altri soldi risparmiati).

Vogliamo parlare delle TV a led 500 Hertz 3D? Oggi, l’operaio che guadagna 1200 euro al mese, con 3 figli a carico e il mutuo di 500 euro al mese non può vivere senza vedere “Amici” in 3D sul 56 pollici. E’ una questione di vita o di morte. Benissimo, si moltiplica per 5 il prezzo d’acquisto. Se il prezzo è 3000 euro, si fa pagare 15.000, i 12.000 euro in più sono di tasse. Esagerazione? L’Italiano per vedere il posticipo Pergocrema-Sanbenedettese spenderebbe anche il doppio. Venderà la macchina, ipotecherà la casa. Non ce ne può fregare di meno. Un idiota simile deve passare da peso per la società a contribuente “gold”!

Scommetto che anche voi vi siete chiesti come avete fatto a sopravvivere tutti questi anni senza un Tablet! Eh si, quelle specie di vassoi che permettono (pensate!) di visualizzare tante icone colorate e che le puoi spostare anche con un dito (miracolo!) da una parte all’altra dello schermo. Che cosa siano quelle icone non ce ne può fregare di meno, e chi lo usa? L’importante è averlo e mostrarlo in giro, tirarlo fuori dalla borsa (costosissima ovviamente) con la tipica espressione “eh si, io, modestamente, ce l’ho…”. Bene, un tablet da 499 euro lo facciamo pagare 2.499 euro. Duemila euro di tasse. Ma vuoi mettere che figurone al ristorante, spostare quelle 5 foto che già sono dentro al tablet (perché nessuno sa come fare a farne di nuove) da una parte all’altra dello schermo? W gli Italiani!

Il satellite, che bello! L’Italiano medio, che capisce a malapena la lingua Italiana e al massimo in TV riesce a capire solo programmi come “Amici” o “X Factor” (sempre che non facciano discorsi troppo difficili), spende 100 euro al mese per l’abbonamento al satellite. Eh come si fa altrimenti? Non puoi vivere senza vedere 9000 canali in tutte le lingue del mondo (“e chi li guarda, tanto non si capisce un cazzo”), come puoi andare a letto la sera senza aver visto il documentario sul Lemure albino delle Asturie sud-occidentali? Addirittura in alta definizione! E le notizie della borsa in tempo reale? (fondamentale per un tornitore in cassa integrazione). Benissimo: l’abbonamento sale a 500 euro al mese. 400 vanno di tasse.

Se ne pronuncio il nome, è per gravi motivi… Hello Kitty. Quante deficienti (spero in maggioranza donne), vivono per questo oggetto idiota? Portachiavi, borsette, scarpe, adesivi, qualsiasi oggetto vienepersonalizzato con questa specie di gatto. Immagino i miliardi di euro che l’inventore deve incassare all’anno. Ebbene. Se ci sono delle persone talmente deficienti da comprare il vestitino per il cane vi internet, pagarlo 200 euro perché c’è il gattaccio stilizzato sopra, ritengo giusto applicare la “HelloKitty Tax”: ogni oggetto in commercio con il simbolo di Hello Kitty dovrà costare 25 volte il prezzo di listino. Inoltre, per le maggiorenni che abusino di oggetti con tale marchio, verranno tolti i diritti civili e sequestrati tutti i beni: sarebbe difatti impensabile che tali persone possano avere un ruolo nello svolgimento delle attività di un paese occidentale civilizzato (più o meno).

Per concludere, la tassa che vorrei introdurre fin da subito. Visto che la Chiesa è intoccabile e non è possibile fargli pagare l’ICI e le altre tasse (causa Concordato), allora potremmo introdurre una “CristoTax”! Ogni gadget venduto (vedi Padripii, crocifissi, madonnine eccetera) sarà venduto a 500 euro al grammo. Se è vero che le chiese sono (in teoria) territorio dello Stato del Vaticano, si potrebbe fare una specie di “frontiera” a 2 metri dalle entrate e far pagare il biglietto per “uscire ed entrare dallo stato” (far pagare un biglietto per entrare in chiesa sarebbe brutto…). Ovviamente la “religione” dovrà essere abolita dalle scuole.

Ah, che soddisfazione… Contemporaneamente avremo una fonte inesauribile di denaro per le casse dello stato ed un giusto massacro per gli idioti che ci tengono in ostaggio.

Eccellenza, mi permetto di chiamarla così in quanto Lei è un Capo di Stato. Non la chiamo “Santità” in quanto se penso che lo Stato che lei rappresenta è una monarchia assoluta teocratica (unico caso nel mondo civilizzato nel post-medioevo, se si escludono alcuni Stati mediorientali in cui vige la Legge Coranica) e Lei si ritiene il rappresentante di Dio in terra, ci sarebbe da chiamare la Neurodeliri.

Tralascio i commenti su tutti gli argomenti di cui Lei, sia direttamente che indirettamente tramite i suoi rappresentanti sul territorio dello Stato Italiano, si ostina a trattare come se fossero un dogma da seguire alla lettera pena la dannazione eterna. Lei è liberissimo, a casa sua, di basare il proprio stile di vita seguendo delle leggende palestinesi di 3000 anni fa, ma imporle all’intera umanità dietro la minaccia di una pena da scontare post-mortem non è solo una cosa ridicola: secondo il Codice Penale si prefigurano almeno i reati di Circonvenzione d’incapace (Art.643) e Pubblica intimidazione (Art.421).

Mi soffermerò sulla ultima delle argomentazioni di cui Lei si è occupato. La Famiglia. Mi è ignoto il motivo per cui la Chiesa si occupi in maniera assillante di argomenti di cui non sa assolutamente niente: volete insegnare come vivere la vita sessuale ma vi siete autoimposti la castità. Volete parlare della famiglia ma siete costretti al celibato.  Come dite voi quando non sapete come spiegare qualcosa che sbugiarda le vostre teorie illogiche: mistero della fede!

Secondo Lei la famiglia per essere considerata tale e per godere dei diritti previsti non solo dalla vita religiosa ma anche dalla società, deve essere formata da un uomo e una donna regolarmente sposati (ovviamente in chiesa, secondo il rituale Cattolico). La coppia che convive More Uxorio (dal latino “come tra marito e moglie“), o più semplicemente una coppia di fatto, secondo la vostra il-logica non deve godere degli stessi diritti delle coppie regolarmente sposate, e la cosa grave è che imponete ai rappresentanti politici delle varie nazioni sotto la vostra influenza, di legiferare in tale senso. Non si capisce bene su quale base si fondi la vostra assurda convinzione. Forse si basa sugli insegnamenti che si traggono dalla lettura della bibbia? Ovvero quel libro nel quale si legge ad esempio che un nipote di Abramo, Lot procreò con entrambe le proprie figlie (Genesi, XIX 30-38)? Che Giacobbe, nipote di Isacco ebbe due mogli tra di loro sorelle (Genesi, XXIX 16-30)? Che Giuda ha ben due figli dalla nuora (Genesi, XXXVIII 12-30)?

Complimenti!

Non mi dilungherò oltre. Mi limiterò a spiegarle brevemente come funziona una famiglia, sperando che la cosa non La stupisca troppo.

Una coppia decide di condurre una vita assieme perché i componenti provano dei sentimenti l’uno per l’altro. Quando decidono di legare le loro vite, sono consapevoli del fatto che da quel momento saranno una cosa sola, nel bene e nel male come anche voi descrivete nel vostro rito. Si sveglieranno la mattina consapevoli del fatto che c’è un’altra giornata da affrontare, problemi da risolvere, decisioni da prendere. C’è da andare al lavoro, perché le bollette arrivano implacabili. C’è da trovare assieme una soluzione per come arrivare a fine mese: il mutuo o l’affitto non danno tregua. C’è da organizzare la casa, decidere cosa serve e andare a fare la spesa. C’è da pensare se è il momento giusto per pensare ad avere un figlio. Perché è una responsabilità enorme, e occorre pianificare insieme anche questo evento. C’è da mettersi d’accordo con i nonni per decidere a chi affidare il piccolo quando ambedue i genitori sono al lavoro. C’è da trovare una soluzione per trovare i soldi che servono per comprare i libri di scuola. C’è da inventarsi una cena con quello che c’è in frigo, c’è da dividersi il compito di cucinare e di lavare i piatti. Ci sono i momenti di difficoltà, quando non sai come fare a uscirne e avresti voglia di scappare e lasciare tutto li. Ma poi basta guardare la persona che si ama negli occhi e assieme si trova la forza per venire fuori da qualsiasi difficoltà. Ci sono le risate e i pianti, le liti e le riappacificazioni, e ci sono quei momenti in cui basta mezzo sguardo d’intesa e si è già capito tutto.
E tutto questo, indipendentemente dall’aver messo la firma o meno su un pezzo di carta chiamato “matrimonio”.

Ma voi di queste cose non ne sapete nulla. Non avete il problema dell’affitto, la casa appartiene al vostro Stato. Lo stipendio vi arriva di sicuro, per voi non esiste licenziamento o cassa integrazione o contratto “a progetto”. Non avete (per fortuna) il compito di dover crescere un figlio, c’è chi vi lava, stira e prepara la cena e il pranzo. Non sapete cosa sia la complicità, l’essere preoccupati per la salute dell’altro, l’aspettare quel gesto di intesa. Non sapete cosa voglia dire alla sera, quando la vita ti ha spezzato la schiena, il mettersi seduti uno accanto all’altro e finalmente trovare un po di serenità.

Una sola cosa è certa: voi vivete fuori dalla realtà. Già vi prendete una montagna di soldi con l’ otto per mille. Cercate almeno, se vi è rimasto un minimo di pudore, di smetterla di massacrare il prossimo con le vostre ridicole favole.

P.S. Se ci ha fatto caso, non ho parlato di famiglia composta da uomo e donna. Ma semplicemente di due esseri intelligenti e dotati di sentimenti, appartenenti alla stessa razza. Quella umana.