[Attenzione: contiene incazzature, parolacce e concetti ostili]

Quello che sta accadendo nella vallata in cui vivo, è solo uno dei tasselli di questa vergognosa realtà che si sta radicando nel nostro paese. Vivo nel Casentino, una vallata incastonata nell’Appennino Tosco/Emiliano e popolata da poco meno di 50.000 abitanti, posto incantevole quanto semi isolato dal resto del mondo. Per raggiungere la città più vicina, Arezzo, dobbiamo percorrere un budello di asfalto lungo 60km dal paese più lontano, che sulla carta si potrebbe percorrere in 70 minuti (“senza traffico” come ci tiene a specificare Google Maps).

Peccato che tra strade di montagna (per non dire mulattiere), camion, cantieri aperti da anni e mai conclusi, per arrivare da Montemignaio ad Arezzo ad esempio, ci voglia almeno un’ora e mezza. Per fortuna siamo (abbastanza) autosufficienti. Abbiamo scuole, ci è rimasta qualche attività che da lavoro ai miei conterranei, abbiamo un ospedale di Vallata. E mi sembra il minimo, direte, vista la popolazione e la distanza dalla città più vicina. Troppo facile!

Il 1 Marzo, alcuni sindaci (toh, l’ho scritto con la lettera minuscola!) dei comuni del Casentino hanno deciso in maniera del tutto arbitraria e frettolosa (a giudicare dai comunicati ufficiali di chi ne sa più di me) di dare la prima picconata all’Ospedale: la chiusura dell’unico Punto Nascite della vallata. Ufficialmente perché “divenuto pericoloso”. E tutti ci chiediamo come possa essere divenuto addirittura “pericoloso” in pochi anni, visto che tre anni fa veniva indicato ufficialmente come “modello a cui far riferimento”.

La cosa che mi fa incazzare maggiormente è la adesione cieca allo stereotipo più vergognoso che da qualche anno vige in Italia. Come nei film americani vige la regola “se c’è pericolo, manda avanti il negro”, in Italia vige la regola “c’è da fare qualche cambiamento? facciamolo sul corpo delle donne”.

La donna è ridotta a numero. Merce. Se ne quantifica il valore, come una vacca al mercato in base alla capacità di sgravare. Si calcola quanto ci costano queste donne, e se costano troppo chi se ne frega, si caricano su una ambulanza e via verso l’Ospedale di Arezzo, come bestie. Arriveranno? In che condizioni? 90 minuti in un ambulanza mentre stai per partorire… Ma chi se ne frega: donna, sei un costo, una casellina di un foglio di Excel in cui deve comparire il numero 0. Poi, se succederà qualcosa, ci sarà il cordoglio pubblico, le lacrime di coccodrillo, e l’elemosina di quelle tre monete che getteranno sul corpo della donna quale indennizzo, come facevano gli stupratori nell’Inghilterra Vittoriana per mondarsi dal reato commesso.

C’è solo una sottile differenza tra il calcolare quanto costa una partoriente e abbassare il finestrino e chiedere “ciao bella, quanto vuoi”. Nel primo caso, la richiesta è meno esplicita e viene giustificata con atti ufficiali infarciti di timbri.

Merce. Fatevene una ragione, donne. Vi considerano merce.

L’indignazione porta poco lontano, purtroppo. Quando certe decisioni vengono prese con questa fretta, a testa bassa, nonostante le ammonizioni e le contrarietà degli enti con potere decisionale sull’argomento in questione, significa solo una cosa: che le cose sono state fatte all’italiana, ovvero già decise dall’alto. E non si torna indietro.

Questo atto, porterà un pericoloso precedente. Sarà il fondamento su cui si potrà partire per nuovi ingegnosi sistemi di risparmio. Dopo le donne, potremo risparmiare sui vecchi. Sui malati. In fondo sono un costo, no? Li spediamo lontano, a un’ora e mezzo di ambulanza, così nella nostra casellina di Excel alla voce “costo” troveremo un confortante zero.

La storia si ripete. Ed è terrificante, perché già in passato i malati, i vecchi, le donne, i cittadini improduttivi, venivano già allontanati ed isolati in apposite strutture. Erano un costo. Che andava portato a zero.

Faccio solo una riflessione finale, e non è una domanda per cui non mi aspetto una risposta. Le madri, le mogli, le figlie delle persone che hanno preso questa decisione, cosa ne penseranno? Saranno orgogliose?

Non lo so. Io sono incazzato. E penso che lo siano anche le donne dell’intero Casentino.

Adesso abbiamo passato davvero il segno. Li vedi ovunque, sciami di nullafacenti in giro per le nostre città. Sono sempre di più, con i loro vestiti ridicoli, le loro abitudini da terzo mondo. Parlano addirittura in lingue incomprensibili, quasi per dispetto, per non farsi capire. E ti guardano con quegli occhioni imploranti, per cptG5fregarti e portarti via quel poco che hai. E’ sicuro che siano stati mandati da uno stato estero: non chiamatemi complottista, ma questi stanno invadendo il nostro paese, l’ Europa ed il mondo con la loro cazzo di religione. Ci stanno colonizzando, e noi stiamo zitti: guai a dire che devono trovarsi un lavoro, che qualcuno deve fare qualcosa, che bisognerebbe cacciarli a randellate. Oramai comandano loro, e ti vengono anche in casa a chiedere i soldi! Come se fossimo un paese ricco! Se non dovessimo mantenere anche questi parassiti, probabilmente staremmo un pochino meglio tutti quanti. Invece no. Dobbiamo stare zitti e ubbidire alle leggi che questi invasori ci impongono (a casa nostra!). E poi basta leggere i giornali per capire di che pasta sono fatti: disprezzano le donne, come è scritto in quel libro sacro che loro venerano, ma non disdegnano atti sessuali abominevoli con chiunque.

Liberiamocene. Subito! Rispediamoli nel paese dal quale provengono, prima che sia troppo tardi. Prima che ci portino alla rovina! Prima che alle nostre donne, ai nostri bambini sia impedito di girare liberamente per le strade senza la paura di essere stuprati.

Rimandiamoli entro i loro confini, che si mantengano da soli.

Liberiamocene subito! Basta con questa invasione! Basta col doverli mantenere!

Basta con questi preti! Li mantenga il Vaticano!

Considero la Musica come un enorme mare. Ventre e culla di ogni forma di vita senziente, ispirazione e nutrimento per chi sa riconoscere la Bellezza. Mondi chiusi ma molto simili, popolati di creature che ne determinano profondità e valore.

Nel fondo del mare, in acque limacciose ed oscure, vivono le creature più belle. Splendide trilobiti che si credevano estinte vivono sui fondali, accanto ad esseri che in pochi conoscono, meravigliosi coralli, splendidi pesci variopinti ed eleganti, capaci di incantare i pochi che li sono andati a cercare, nuotando tra relitti e resti di costruzioni di ancestrali civiltà. L’occhio attento, potrà scorgere delle meravigliose Sirene danzare.

dolphin-blue-underwater-lovely-31000Salendo verso la superficie, si incontrano esseri ancora graziosi, talvolta possenti, dai colori meno brillanti. Pesci che si sono  “evoluti” ed hanno lasciato i fondali, ma restii ad affrontare le affollate superfici del mare. Li intravedono anche i naviganti, nei mari con acque poco profonde.
Sono esseri che hanno dimenticato i suoni e le acque limpide dei fondali, e si muovono in pesanti gruppi.

Man mano che ci si allontana dai fondali rassicuranti, le creature che popolano questo mondo si fanno sempre più grossolane. L’intelligenza e l’istinto lasciano il posto alla sopravvivenza. Esseri sempre più sgraziati si impongono a colpi di coda. Giganteschi balenotteri, residui mai evoluti da troppe ere, fagocitano tutto ciò che gli si muove accanto. Sono questi gli esseri venerati dagli umani: non per la loro intelligenza o per la loro bellezza. Solo per il timore dovuto al loro volume e alla loro vetustà.

Un metro sotto la superficie, vivono esseri talmente piccoli, numerosi ed insignificanti da essere solo conosciuti per nome, “plancton”. E molti pesci inutili che si nutrono di esso.
Ma vivono felici, perché vedono la luce del sole, pensando di essere i prescelti per una vita eterna. Finchè non finiscono per essere catturati dalle reti degli umani per finire sul mercato.

Poi, nel mare come nella Musica, c’è la superficie.
Quella distesa piatta e monocolore che fa sognare gli esseri umani. Quella che tutti osservano, fotografano, amano.
Quella composta del nulla più vuoto, di immondizia, di pesci morti.
E troppi stronzi che galleggiano.

Questa è la triste storia di una piccola oca insignificante, o in toscano: “nana”. Una di quelle sciacquettine alte un cazzo e una buca, occhialuta, con l’aria da bidella zitella acida insoddisfatta, ma si sente ugualmente fica, per quel ridicolo tacco 12 e lo stipendio da manager. Questa nanaccia infame era solita tenere un libriccino nel quale raccoglieva date, dettagli, numeri e testimonianze circa le azioni dei colleghi di lavoro. char_54042Come una spia della STASI, annotava tutto febbrilmente, e con la stessa solerzia riportava tutto ai superiori, spesso farcendo la realtà o aggirandola per far passare come inetti i colleghi. Era arrivata a chiedere l’amicizia sui social network alle persone che collaboravano con lei usando l’account del marito, in modo da poter controllare le ore e le date dei post di queste persone e fare gli screenshot accusatori da presentare trionfalmente alla direzione. Era talmente bieca che mandava degli amici a fare domande a trabocchetto ai colleghi, per poi fare dei dossier incriminatori. Con questo sistema aveva creato attorno a se una aurea di intoccabilità: era il cagnolino del padrone, tutti la temevano. Chi aveva la sventura di non esserle simpatico, faceva una brutta fine. Nell’arco di appena 4 anni, è stata la diretta/indiretta causa del licenziamento (o della “costrizione a licenziarsi”) di una decina di persone. Ma il mondo gira.

Non sappiamo cosa faccia adesso. Sappiamo solo che per qualche motivo, è stata sbattuta fuori. Non sappiamo se sia stata costretta a licenziarsi, subendo le angherie di cui è stata portatrice per un decennio, o se in tanti anni di potere ha combinato qualcosa di grosso. A noi piace pensare che qualche fax, qualche email, qualche raccomandata spedita da anonimi benefattori dell’umanità sia arrivata dove doveva, e che qualche pentola si sia scoperchiata.
Di lei rimane solo un vago ricordo, che torna alla mente quando, aprendo i giornali si legge “Negozio leader nel settore cerca commesso/a”.
Addio, nana di merda. E buona fortuna.

I luoghi di villeggiatura preferiti dagli italiani (scritto con la lettera minuscola), sono i negozi di telefonia. Basta dare una occhiata dalle vetrine esterne per rendersi conto che quando scattano le ferie, non c’è mare o montagna che tenga. “Dove vai in vacanza quest’anno?” “Sai, pensavo di andare una settimana al Centro TIM in Piazza Roma, poi a Natale andremo con la famiglia al Vodafone One di Via Cavour”.

Tony-Parsons-cartoon-1881155Da fine Giugno a fine Settembre, la densità di popolazione all’interno dei negozi di telefonia è seconda solo a quella di Pechino: 80 persone al metro quadro. Evidentemente l’italiano in quei posti si sente bene: alla mattina si presenta alle 6:30 davanti al negozio (bestemmiando perché fino alle 9 non apre), con la famiglia al completo. Entrano, si sistemano nel loro spazio, aprono i tavolinetti da picnic, apparecchiano e poi iniziano il loro tour tra le vetrine. “Mamma, posso andare a vedere i Nokia?” “No, al massimo arriva alla Samsung, ma non fare tardi. E porta tua sorella con te”. All’ora di pranzo raccolgono le loro masserizie, tavolini, sedie, e tornano a casa. Per ripresentarsi alle 14:30 davanti al negozio (ribestemmiando perché il negozio apre alle 16). Il pomeriggio in genere è dedicato alla spiegazione degli oggetti esposti da parte del capofamiglia. La moglie e i figli, il cane, i suoceri, tutti in fila dietro al novello cicerone che indicando i vari oggetti esposti illustra in maniera scientifica i prodotti. “Quello è uno SFARFON, che cià anche i cosi per fare le cose delle… come se chiamano… quelle coi multimediali, ecco” “Quello li cià i tasti, sicché l’è roba da poco.” “Quello è un AIFON fatto daqlla SANZUGGHE, uguale al mio, ma  invece che nero è bianco, senza tasti mentre il mio ce l’ha, non ha la fotocamera il mio si, schermo piccino il mio ce l’ha grande, ma per il resto è IDENTICO AL MIO”. In questo modo, l’italiano rinsalda i rapporti col resto della famiglia.

Quando sono in difficoltà (“papà, perché quel telefono è più grosso?”), allora il novello esploratore allarga le braccia come dire “ci penso io!”, fa un sospirone e assumendo l’atteggiamento da Indiana Jones  interpella il commesso, esordendo col proverbiale: “eeeee… no che…. perché pensavo vero… io ciò il contratto con voi da trentanni, capito… deeeee… se io no, facessi… maaaaa… perché la mi sorella, no, che è andata a Milano perché s’è sposata lassù, anche se poi s’è divisa e ora cià un figliolo da uno de Monza, ma vero, dicevo seeeeeee…. che poi aspetti gni fò vedere…” (Il commesso, a questo punto lo guarda con tutta la pena possibile, chiama la Croce Verde, arriva l’ambulanza che porta via il soggetto, tra lo sbigottimento della famiglia)

La mattina dopo, la cosa si ripete. Per tutti i 15 giorni delle ferie.

Quando le ferie finiscono, gli italiani tornano al lavoro riposati e felici: hanno visto tante cose belle.

Questo post di Piergiorgio Odifreddi è stato cancellato dal blog di “La Repubblica”. Lo riporto nel mio blog, perché la loro censura possono ficcarsela nel culo.
 

DIECI VOLTE PEGGIO DEI NAZISTI
Uno dei crimini più efferati dell’occupazione nazista in Italia fu la strage delle Fosse Ardeatine. Il 24 maggio 1944 i tedeschi “giustiziarono”, secondo il loro rudimentale concetto di giustizia, 335 italiani in rappresaglia per l’attentato di via Rasella compiuto dalla resistenza partigiana il 23 maggio, nel quale avevano perso la vita 32 militari delle truppe di occupazione. A istituire la versione moderna della “legge del taglione”, che sostituiva la proporzione uno a uno del motto “occhio per occhio, dente per dente” con una proporzione di dieci a uno, fu Hitler in persona.

Il feldmaresciallo Albert Kesselring trasmise l’ordine a Herbert Kappler, l’ufficiale delle SS che si era già messo in luce l’anno prima, nell’ottobre del 1943, con il rastrellamento del ghetto di Roma. E quest’ultimo lo eseguì con un eccesso di zelo, aggiungendo di sua sponte 15 vittime al numero di 320 stabilito dal Fuehrer. Dopo la guerra Kesselring fu condannato a morte per l’eccidio, ma la pena fu commutata in ergastolo e scontata fino al 1952, quando il detenuto fu scarcerato per “motivi di salute” (tra virgolette, perché sopravvisse altri otto anni). Anche Kappler e il suo aiutante Erich Priebke furono condannati all’ergastolo. Il primo riuscì a evadere nel 1977, e morì pochi mesi dopo in Germania. Il secondo, catturato ed estradato solo nel 1995 in Argentina, è tuttora detenuto in semilibertà a Roma, nonostante sia ormai quasi centenario.

In questi giorni si sta compiendo in Israele l’ennesima replica della logica nazista delle Fosse Ardeatine. Con la scusa di contrastare gli “atti terroristici” della resistenza palestinese contro gli occupanti israeliani, il governo Netanyahu sta bombardando la striscia di Gaza e si appresta a invaderla con decine di migliaia di truppe. Il che d’altronde aveva già minacciato e deciso di fare a freddo, per punire l’Autorità Nazionale Palestinese di un crimine terribile: aver chiesto alle Nazioni Unite di esservi ammessa come membro osservatore! Cosa succederà durante l’invasione, è facilmente prevedibile. Durante l’operazione Piombo Fuso di fine 2008 e inizio 2009, infatti, compiuta con le stesse scuse e gli stessi fini, sono stati uccisi almeno 1400 palestinesi, secondo il rapporto delle Nazioni Unite, a fronte dei 15 morti israeliani provocati in otto anni (!) dai razzi di Hamas. Un rapporto di circa 241 cento a uno, dunque: dieci volte superiore a quello della strage delle Fosse Ardeatine. Naturalmente, l’eccidio di quattro anni fa non è che uno dei tanti perpetrati dal governo e dall’esercito di occupazione israeliani nei territori palestinesi.

Ma a far condannare all’ergastolo Kesserling, Kappler e Priebke ne è bastato uno solo, e molto meno efferato: a quando dunque un tribunale internazionale per processare e condannare anche Netanyahu e i suoi generali?

Piergiorgio Odifreddi

Sono fermamente convinto della esistenza di una associazione segreta di madri col passeggino. Non mi spiego, altrimenti come possano esistere degli sciami di donne carrozzinate che si muovono in branco, all’unisono, come una orda di Lanzichenecchi che si abbatte sulle strade. Perché le donne col passeggino non si muovono da sole. Evidentemente si telefonano, si danno appuntamento tutte assieme (mai meno di 7 o 8) e poi si muovono. Cominciano a colonizzare il marciapiede. Non in fila indiana, ma affiancate in 2 o 3 (gli altri pedoni? E chi se ne frega: “io ho un bambino!“, che è il loro grido di battaglia). Ovviamente, essendo donne, si fermano ad ogni negozio. Il branco fa sosta davanti alla vetrina, o meglio, vista la mole del gruppo, sostano davanti alle otto vetrine del negozio, alla sua entrata e davanti ai negozi adiacenti, paralizzando una decina di attività commerciali. Il bello viene quando il branco decide di entrare in un negozio (quindi SEMPRE). Entrano ovviamente tutte assieme, e siccome 38 passeggini non c’entrano in un negozio, le altre aspettano sulla porta parlando di Uomini e Donne e mostrandosi a vicenda l’ultimo acquisto di Hello Kitty. A metà shopping, ovviamente c’è la pausa caffè. E vai, tutte dentro al Bar, rovesciando tavolini (“ma io ho un bambino!”), colonizzando il bancone, schiacciando gli avventori contro le vetrate.

Quando si spostano per le strade succede il finimondo. Si ha l’effetto del gregge che attraversa l’autostrada. La mamma carrozzinata attraversa la strada dove vuole (“ma io ho un bambino!”), incurante delle strisce, dei semafori e del buonsenso. Le auto inchiodano, si tamponano, il traffico si blocca nella città, nel comune e in alcuni casi nella intera provincia. L’ingorgo si fa tale che per ripristinare la mobilità, viene chiamata la protezione civile che interviene con gli elicotteri per portare i viveri ai malcapitati automobilisti.

Quando le incontri nei supermercati è la fine. Già dal parcheggio ti rendi conto che qualcosa non va. Ci sono troppe persone che aspettano di entrare e guardano atterriti le entrate. Questo significa solo una cosa: che le mamme passegginate hanno preso il controllo dell’intera Ipercoop! tre per corsia, l’una accanto all’altra nei corridoi, venti in ogni bagno, incastrate nelle scale mobili… Come un immenso BLOB, sono riuscite in pochi minuti a far evacuare 180.000 metri quadri di superficie, neanche i Pompieri riescono a fare tanto.

La sera, quando rientrano a casa e col marito guardano il telegiornale (“Traffico ancora bloccato da Frosinone a Rovigo”, “ancora si contano i danni nel centro commerciale cittadino, invaso quest’oggi”), placidamente confessano. “Sai, oggi sono uscita con qualche amica”.

Succede all’improvviso che ti arrivi una telefonata, e che stai al telefono 5 ore senza che ti accorga del tempo che scorre. Senti la sua voce per la prima volta, e ti sembra da subito piacevole nonostante tu odi stare al telefono e consideri dei rompicoglioni quelli che ti chiamano invece di mandarti un messaggio. Succede all’improvviso che la persona dall’altra parte ti faccia ricordare che sei stato capace di ridere, una volta. E che la tua risata si sdoppi con la sua, e che gli occhi lucidi che hai quella sera, dopo anni, siano per le risate.

Succede all’improvviso, anche se sei convinto di essere immune. Succede che anche gli avvenimenti si coalizzano per far si che le due voci si debbano incontrare. Succede che dopo i primi secondi di euforia, tutto diventi naturale, come se le due persone si siano ritrovate dopo un breve viaggio, non dopo una vita di attesa. Succede all’improvviso che non hai più né la voglia né la necessità di stare da solo, e che pronunciare il suo nome ti faccia star bene. Succede che la mattina ti svegli e vedi nel bagno il suo spazzolino, e ti viene un sorriso di orgoglio. E succede che pensi a lei anche quando dormi.

Succede che tutto il tuo mondo sembra fatto appositamente per lei e te assieme. E che non ci sia bisogno di domandare o di adattarsi, perché tutto tra di voi è naturale. Succede che ti rendi conto che la distanza in fondo è solo una condizione ma non un ostacolo, e pensi ingenuamente che le autostrade e le ferrovie siano state messe li apposta per agevolare i vostri incontri.

Succede che per la prima volta in vita tua, ti senta parte di un organismo che ha una forma, una dinamica ed un equilibrio perfetto. Qualcuno lo chiama amore. Ma non provi amore per l’aria nei tuoi polmoni, o per il sangue che ti scorre nelle vene. Tutte queste cose, semplicemente ti mantengono in vita.

Succede all’improvviso, alle persone predestinate o fortunate.

A me è successo. Quando meno me lo aspettavo.

Oggi, 7 Marzo 2012, il gruppo di hackers Anonymous ha messo sotto attacco il sito del Vaticano, uno dei siti più “sicuri” al mondo. Ed hanno vinto. Invece della solita pagina, si poteva leggere quanti di seguito riporto:

  1. Giorno a voi Vatican.va
  2. Oggi Anonymous ha deciso di porre sotto assedio il vostro sito in risposta alle dottrine,alle liturgie ed ai precetti assurdi ed anacronistici che la vostra organizzazione a scopo di lucro(chiesa apostolica romana) propaga e diffonde nel mondo intero.
  3. Avete bruciato testi di immenso pregio storico e letterario,avete barbaramente giustiziato i vostri più accaniti detrattori e critici nel corso dei secoli,avete negato teorie universalmente ritenute valide o plausibili;avete indotto sprovveduti a pagare per ottenere l’accesso al paradiso con la vendita di indulgenze.
  4. Vi siete resi responsabili della riduazione in schiavitù di intere popolazioni,usando come pretesto la vostra missione di evangelizzazione e la diffusione della fede cristiana nel mondo.
  5. In tempi più recenti avete avuto un ruolo significativo nell’aiutare criminali di guerra nazisti a trovare rifugio in paesi esteri ed a sottrarsi alla giustizia internazionale.
  6. Permettete che quotidianamente molti degli appartenti al clero si rendano responsabili di molestie verso bambini,coprendoli se i fatti divengono di dominio pubblico.
  7. L’italia deve tollerare quotidianamente le vostre ingerenze nella vita pubblica politica e sociale e tutti i danni che ciò comporta.
  8. Avete immobili ed attività commerciali per il valore di miliardi di euro,sui quali avete fortissime agevolazioni fiscali.
  9. Vi ostinate a decretare,pratiche ed oggetti frutto del progresso come il preservativo o l’aborto clinico come piaghe da eradicare.
  10. Siete retrogadi,uno degli ultimi baluardi di un epoca forunatamente passata,e destinata anon ripetersi.
  11. Ci auguriamo vivamente che i Patti Lateranensi vengano infine in un futuro prossimo rivisti e che veniate relegati a ciò che siete…una reliquia dei tempi che furono.
  12. Questo attacco NON è inteso vero la religione cristiana ed i fedeli in tutto il mondo,bensì verso la corrotta Chiesa Romana Apostolica e tutte le sue emanazioni
Un solo commento. MERAVIGLIOSI.

“Questo Monti non ci fa campare. Ci toglie il pane di bocca. Come si farà ad andare avanti non lo so”, disse l’italiano parlando nel suo iPhone 4s, riponendo il suo iPad2 nella apposita cover di pelle di coccodrillo di Gucci e scendendo dalla Mini Cooper full optional, poggiando a terra la scarpa di Prada e lasciando intravedere il calzino multicolor di Gaultier perfettamente abbinato al pantalone di Cavalli, al maglioncino Fred Perry e alla camicia di Valentino, alla giacca di Corneliani e agli occhiali D&G, controllando l’ora sul Rolex, prima di dirigersi al Lounge Bar in centro per fare l’Happy Hour.